liberamente tratto da un diario qualunque (22 parte)

Amanda passeggiava davanti a me ed io non potevo fare a meno di guardarle il culo.

Lei, probabilmente, era troppo assorta nei suoi pensieri per accorgersi del mio sguardo.

Chissà…forse stava pensando al messaggio di Enzo oppure stava pensando alle balle che aveva raccontato alla famiglia pur di venire a Colonia oppure a qualche insignificante esame da sostenere a breve.

Io, invece, pensavo a tutt’altro.

Tra mezz’ora sarei stato nella stanza insieme ad Amanda ed avrei passato l’intera notte a pochi centimetri dal mio letto e in ragione di ciò iniziavo a pensare se provarci o meno.

Il miei pensieri furono interrotti bruscamente dalle parole di Amanda: Senti, ma non vorrei mica andare a dormire?? Sono ancora le 11,30 e a me non va assolutamente di ficcarmi nella stanza d’albergo, IO VOGLIO VIVERE LA CITTA’ (l’ultima parte della frase l’aveva pronunciato con un tono davvero odioso.

Che vorresti fare in concreto?

Prontamente aveva indicato una specie di bar dove all’interno si notavano alcuna sagome abbozzare dei passi di danza e aveva espresso il desiderio di bere qualcosa.

Chiaramente nel giro di qualche secondo eravamo già dentro il locale anche se gli sguardi dei buttafuori, mentre varcavamo l’ingresso, mi avevano allarmato alquanto anche perchè non avevo capito una sola parola di quello che ci avevano urlato.

Io, con grande difficoltà, ordinai una birra alla spina (tanto per cambiare), Amanda un sorta di intruglio di color celeste che mi fece assaggiare e che trovai abbastanza plausibile.

Dopo qualche minuto Amanda posò il bicchiere e mi chiese se mi andava di ballare.

Gli uomini veri non ballano.

Avevo risposto così citando il personaggio di un film che in quel momento non riuscivo a focalizzare.

Amanda mi aveva etichettato come “nichilista passivo” e si era fiondata nella pista in mezzo ad un folla inspiegabilmente (almeno per me) felice.

Io ero rimasto seduto in uno sgabello a continuare a guardarle il culo e in pochissimi secondi avevo già deciso di provarci con lei non appena saremmo rimasti soli nella stanza d’albergo, e per farmi coraggio avevo pensato: cazzo…il viaggio ad Amanda l’ho pagato io!!!

In quel momento il brocardo latino “do ut des” mi sembrò abbastanza convincente e universalmente valido.


liberamente tratto da un diario qualunque (22 parte)ultima modifica: 2009-05-15T01:08:55+02:00da erozero77
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